| MARIA e HABIBA con le loro guide BEPPE e PATU |
Beppe e Patu: due cani guida, due nomi che continuano a fare luce
Ci sono eventi che non sono semplici cerimonie, ma abbracci collettivi. Quello che si è svolto Domenica 27 Settembre al Teatro David di Cadidavid è stato esattamente questo: un momento in cui un’intera comunità ha scelto di trasformare il ricordo in futuro, il dolore in autonomia, la memoria in libertà.
CADIDAVID: Dietro la storia di Beppe e Patu ci sono tante persone e, soprattutto, un'idea nata dal desiderio di trasformare il dolore per una perdita in qualcosa di concreto per gli altri.
le cugine LAURA GAZA e PATRIZIA MIRANDOLA |
Tutto ha avuto origine dalla scomparsa di Giuseppe Avesani, marito di Patrizia Mirandola, presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Verona. Giuseppe era una persona profondamente legata al mondo del volontariato: il suo impegno lo aveva portato a essere presente in diverse realtà del territorio, tra cui l'ANA, la Protezione civile, il Teatro David e l'UNIVOC, dove aveva messo a disposizione tempo, energie e disponibilità.
Dopo la sua morte, avvenuta nell'agosto del 2023, attorno a Patrizia si strinse una rete di amici e persone che avevano conosciuto e apprezzato Giuseppe. Tra loro c'era Gina Rocca, non vedente di Cazzano di Tramigna, che ebbe un'idea particolare: perché non ricordare Giuseppe non con i tradizionali fiori, ma con qualcosa che potesse continuare nel tempo il suo impegno verso le persone non vedenti?
Fu così che Gina coinvolse Rosetta Torneri, Cristian Dal Cero e Silvia Cepelaga, dando vita all'idea di sostenere l'acquisto e la formazione di un cucciolo di labrador destinato a diventare cane guida.
Il nome fu scelto ancora prima che il cucciolo arrivasse: Beppe, diminutivo di Giuseppe. Un nome semplice, ma capace di mantenere vivo un legame e di portare idealmente avanti, attraverso un cane, quello spirito di solidarietà che aveva caratterizzato la vita di Avesani.
A condividere fin dall'inizio questa idea c'erano anche Laura Gazza, cugina di Patrizia Mirandola, e suo marito Roberto Brighenti. Roberto rimase particolarmente colpito dal progetto e ne parlò a lungo, vedendo in quella iniziativa un modo concreto e significativo per trasformare un ricordo in un aiuto destinato a una persona che ne avrebbe avuto bisogno.
La vita, però, avrebbe portato di lì a poco un'altra dolorosa perdita. Anche Roberto Brighenti venne a mancare e Laura si trovò a vivere un dolore molto simile a quello affrontato dalla cugina Patrizia.
Fu allora che il progetto assunse una nuova dimensione. Anche Roberto avrebbe potuto continuare a essere ricordato attraverso un gesto di solidarietà: nacque così l'idea di sostenere un secondo cane guida.
E anche in questo caso il nome era già nel cuore di chi lo aveva conosciuto: Patu, il soprannome con cui Roberto era conosciuto.
Beppe e Patu, due cani per due nuove storie
Ma dietro ai nomi di Beppe e Patu ci sono anche Maria Lucchet e Habiba El Khorchi, le due persone alle quali oggi i due cani guida sono affidati e con le quali hanno iniziato un nuovo percorso di vita.
Maria Lucchet, 38 anni, trevigiana residente a Milano, è nata molto prematuramente e con una grave ipovisione che nel tempo è diventata cecità. Per lei Beppe rappresenta il terzo cane guida in dodici anni, dopo Tessa e Zelda, e quindi un nuovo compagno di viaggio con il quale affrontare la quotidianità con maggiore autonomia e sicurezza.
Per Habiba El Khorchi, 31 anni, mantovana, la storia è diversa. È diventata non vedente sette anni fa in seguito a un incidente stradale e Patu è il suo primo cane guida.
Una scelta che Habiba ha voluto anche pensando alla sua bambina, Jacqueline, di cinque anni. Il desiderio è quello di poterle garantire una vita il più possibile serena e normale. Con Patu al suo fianco, Habiba ha trovato soprattutto autonomia e libertà, la possibilità di muoversi con maggiore sicurezza e di affrontare anche gesti quotidiani che possono sembrare semplici, ma che per una persona non vedente possono rappresentare una grande conquista.
Come ha raccontato, avere Patu significa anche poter, ad esempio, andare da sola al supermercato: un gesto quotidiano che diventa simbolo concreto di indipendenza.
Ed è proprio questo il significato più profondo dell'intero progetto: dietro la raccolta fondi, le iniziative e la generosità di tante persone ci sono due cani che oggi possono migliorare concretamente la vita di due persone.
Il ricordo di Giuseppe attraverso chi lo ha conosciuto
La giornata è stata anche un'occasione per ricordare Giuseppe Avesani attraverso le realtà associative alle quali aveva dedicato una parte importante della sua vita.
Sul palco sono state presenti rappresentanze dell'ANA, della Protezione civile, del Teatro David e dell'UNIVOC, associazioni nelle quali Giuseppe aveva prestato la propria opera e che hanno voluto testimoniare il suo impegno e il suo valore umano.
Per tutte queste realtà Giuseppe non era una presenza marginale, ma una persona di riferimento, capace di mettere a disposizione il proprio tempo, la propria esperienza e la propria disponibilità. La loro presenza ha quindi rappresentato un modo concreto per ricordare le tante attività svolte da Avesani e il legame che aveva costruito negli anni con il mondo del volontariato.
Il ricordo di Giuseppe, quindi, non è rimasto soltanto nella memoria di chi gli era vicino: attraverso Beppe, quel nome continua oggi a viaggiare e ad accompagnare una persona non vedente nel suo percorso quotidiano.
La musica ad accompagnare la giornata
A fare da piacevole accompagnamento ai diversi momenti dell'evento è stata anche la musica dal vivo del trio presentato semplicemente come Giuliana, Giovangy e Walter, che ha saputo regalare al pubblico diversi momenti musicali nel corso della giornata.
Sul palco Giuliana Bergamaschi alla voce, Giovanni Vangi, in arte Giovangy, alle tastiere e Walter Faes alla batteria hanno alternato più volte le loro esibizioni ai vari momenti dell'iniziativa, contribuendo a creare un'atmosfera piacevole e coinvolgente.
Un particolare significativo è che sia Giovanni Vangi sia Walter Faes sono non vedenti. La loro presenza e la loro capacità di esprimersi attraverso la musica hanno rappresentato un ulteriore esempio di come talento, passione e sensibilità possano diventare parte integrante di una giornata dedicata alla solidarietà e all'inclusione.
Da una parte Beppe, dall'altra Patu. Due cuccioli, due nomi legati a due uomini che non ci sono più e due percorsi nati dal dolore, ma trasformati grazie alla generosità di tante persone in un'opportunità concreta per Maria e Habiba.
A rendere possibile il progetto hanno contribuito le famiglie, gli amici, le raccolte fondi e le realtà associative che hanno creduto nell'iniziativa, accompagnandola fino alla sua realizzazione.
È anche grazie a Gina Rocca, Rosetta Torneri, Cristian Dal Cero, Silvia Cepelaga, Patrizia Mirandola e Laura Gazza se oggi questa storia può essere raccontata non soltanto come il ricordo di due persone care, ma come una storia che continua nel presente.
Perché Giuseppe e Roberto, in qualche modo, oggi continuano il loro cammino insieme a Beppe e Patu.
GIBI
Redazione Tele Carpanea
Nessun commento:
Posta un commento